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"ILLUSIONI PERDUTE" (2021)



“Illusioni Perdute” di Xavier Giannoli, è la trasposizione cinematografia dell’omonima opera di Balzac. La prima cosa che salta all’occhio durante la visione, è come la scrittura critica di Balzac nei confronti del suo secolo, il XIX, sia estremamente attuale. È come sedersi davanti a uno specchio e godersi lo spettacolo della decadenza morale dei nostri giorni: carenza di valori, tutto è in vendita, la verità è sopraffatta dal denaro e dalle fake news, l’arte perde di significato… e a noi cosa rimane?

Questo è lo scenario che vediamo raccontato sullo schermo, dove come protagonista c’è un giovane poeta di campagna, Lucien, che con occhi innocenti e ingenui si appresta a compiere il suo grande balzo nella capitale parigina, per vivere una storia d’amore e consacrarsi grande poeta. Purtroppo nella società francese della Restaurazione, schiava del capitale, non c’è spazio per sani valori e non c’è tempo per coltivare sciocche illusioni. Il mondo è duro, vorace e non risparmia nessuno. Lucien dovrà farne i conti e a suo malgrado pagarne il prezzo. Ci sarà un tempo per la gloria, e un tempo per la sconfitta… ma ciò che è sicuro, suggerisce Balzac, è che la disgrazia del Capitalismo sarà sempre presente. Ciò che ha sicuramente ispirato Xavier Giannoli a intraprendere questa trasposizione cinematografica, è stata l’estrema lucidità con cui lo scrittore francese aveva descritto il mutamento dei meccanismi della sua società, ormai compromessa con il nascente Capitalismo. L’unica differenza è che a distanza di 200 anni nulla è cambiato, per certi versi possiamo affermare che è peggiorato. Non siamo più a contatto con una nuova realtà, come lo erano i protagonisti di Balzac, ma ne siamo completamente sommersi: il Capitalismo detta quotidianamente le nostre azioni senza che ce ne possiamo accorgere.


Giannoli è stato bravo nell’attualizzare delicatamente l’opera di Balzac, rendendola di fatto un’opera senza tempo. Il regista francese è riuscito a raccontare criticamente la nostra società attuale, servendosi di un romanzo di due secoli fa, e ha riportato in sala tutto lo splendore del grande cinema in costume. Due sono gli aspetti da lodare: il lavoro fatto sulla colonna sonora e la valorizzazione del suo cast. L’intento era quello di trasformare il film in una partitura musicale, dove ogni elemento, ogni gesto, ogni personaggio, fosse in armonia con l’insieme del racconto. Risultato completamente raggiunto. Non si perde mai il punto, l’occhio dello spettatore è continuamente stimolato e invitato a godere dell’intera messinscena. Il ritmo è sostenuto ma sinuoso, quasi a voler rappresentare i tumulti d’animo del protagonista Lucien. Tutto ciò non poteva che non essere sostenuto da un cast eccezionale, dal quale Xavier Giannoli è riuscito a tirar fuori le singole peculiarità, con le quali ha costruito e stratificato i personaggi, cucendoli poi alla perfezione sull’essenza dei suoi attori.

Il risultato finale è stupefacente, affascinante e meraviglioso.

Si assiste più a un “dramma umano” che a una “commedia umana”, per citare il nostro Balzac. Una maestosa invettiva a un mondo svuotato dei suoi stessi valori, dove l’uomo sembra impotente, ridicola pedina, o per meglio dire ignaro attore di una grande tragicommedia che è la vita. Forse ciò che Balzac voleva dirci 200 anni fa, e che ora vuole dirci anche Xavier Giannoli, è che non è mai tardi per raddrizzare il tiro, per invertire la rotta e per ricostruire la nostra identità sociale e umana. C’è sempre tempo per tornare a vivere “come si deve”.

Lasciamo che questo film possa essere una finestra sul passato per poter comprendere e migliorare il nostro presente e futuro. Viva il cinema!

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