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GENERAZIONE LOW COST (2021) - Recensione



Presentato alla Semaine de la Critique a Cannes 2021 e al 39° Torino Film Festival, il film dei registi Julie Lecoustre ed Emmanuel Marre è un perfetto mix tra denuncia sociale e dramma personale.

La prima parte di “Generazione Low Cost” richiama lo stile documentaristico dei fratelli Dardenne: la camera a mano segue e insegue pedissequamente la quotidiana routine di una hostess di una compagnia aerea low cost, lasciando zero spazio a intimità e privacy.

La seconda parte del film invece cambia registro, diventando più intima, esistenziale, delicata, in virtù delle vicissitudini personali che la protagonista dovrà affrontare.


“Generazione Low Cost” racconta i giovani d’oggi, quella "generazione Millennial" che invece di affrontare il presente in maniera propositiva, preferisce galleggiare in un limbo dove non esistono emozioni, affetti e sopratutto responsabilità. Tutto ciò però è il risultato di un mondo che sempre più si è impostato sul valore della performance, della rapidità e dei risultati economici, che ignora deliberatamente l’emotività e l’individualità.

E così accade per l’equipaggio di un aereo di una compagnia low cost dove lavora la nostra protagonista Cassandre, che oltre a preoccuparsi del benessere dei passeggeri, deve lasciare a terra tutta la propria vita e, armata di un favoloso sorriso, deve vendere il più possibile dal suo carrello per mantenere alti i propri punteggi e garantirsi il posto di lavoro.

Cassandre vive alla giornata, viaggia freneticamente in lungo e in largo per l’Europa, non si preoccupa del domani, non ha legami e rifugge da qualsiasi tipo di responsabilità. È immobile, in attesa che un suo qualche sogno possa avverarsi. Vive una realtà effimera, spogliata, derubata, che apparentemente la soddisfa.

Un imprevisto sul lavoro però la porterà a fare i conti con il suo passato, affrontando vecchi dolori e ferite.


Meravigliosa ed estremamente brava è Adèle Exarchopoulos, che divora la macchina da presa e cuce sulla propria pelle ogni passo e sfumatura del racconto. Malinconica, raggiante, angosciante, affasciante e sopratutto disincantata, l’attrice francese ci regala una performance magnetica, in grado di farci toccare con mano quel disagio personale e generazionale che i due registi hanno voluto raccontare.


“Generazione Low Cost” è un film emozionante, curioso ed estremamente umano, che ritrae una realtà in cui l’individualità e l’emotività vengono schiacciate e bandite, e dove anche un sorriso di circostanza non è più sufficiente a celare tutto quel disagio e quella solitudine dei giovani d’oggi.


Viva il cinema!


di Giacomo Tinti

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