31^ FESCAAAL - Day #10 - "KUNG FU ZOHRA", il film di chiusura

Aggiornamento: 9 giu


Sezione E TUTTI RIDONO... - "KUNG FU ZOHRA"

È possibile far ridere realizzando una commedia su uno dei temi più drammatici e attuali della nostra contemporaneità, come quello della violenza sulla donna? Ebbene sì, e a dimostrarcelo ancora volta è il cinema francese, che ci consegna una grande lezione di come fare ironia in modo intelligente e irriverente, senza cadere nel farsesco o nella banalità. “Kung Fu Zohra” di Mabrouk El Mechri racconta la storia di violenza domestica e empowerment femminile di una giovane donna marocchina a Parigi.

Zohra, che non riesce a uscire da un rapporto violento per paura di doversi separare dalla figlia, subisce per anni i colpi in silenzio del marito, anche se diventa sempre più difficile resistere e nascondere la verità. Tutto però cambia quando incontra Chang Sue, un insolito custode che si rivela essere un insegnante di Kung-Fu, e decide di fare di lei la sua discepola.

Leggendo la trama, si può subito capire quanto “Kung Fu Zohra” sia un film originale. Fin dall’inizio, il regista francese non perde tempo a rappresentare tutte le tappe di una relazione soffocata dai ripetuti atti di violenza domestica, fino ad arrivare poi all’utilizzo dei figli stessi come arma per ricattare il coniuge. La protagonista (Sabrina Ouazani) è super entusiasta della sua nuova vita in Francia, e nonostante i ripetuti tentativi d’aiuto da parte della sua amica, l’autista dell’autobus che la accompagna tutti i giorni al lavoro, cerca di resistere, di autoingannarsi, nella speranza che tutto possa finire e migliorare. L’arrivo della figlia non farà altro che aumentare la tensione, tra sensi di responsabilità, paura e ansie.

Le tematiche sono forti e serie. Nel film si respira un crescendo di tensione, non solo per gli atti violenti del marito contro Zohra, ma anche a causa dei ricatti ignobili perpetrati attraverso la manipolazione della figlia. Mabrouk El Mechri con grande abilità caratterizza i suoi personaggi, arricchendoli con diverse sfumature emotive che di fatto impreziosiscono la narrazione. É bellissima infatti la relazione che si viene a creare tra Zohra e il custode della palestra cinese, Chang Sue: lei parla francese e lui mandarino, ognuno usa la sua lingua eppure riescono a comunicare grazie al linguaggio del Kung-Fu.

Il regista francese con il suo film riesce a distruggere la forza e l’immagine dei violenti. Toglie loro qualsiasi dignità e umanità, grazie all’uso di una sagace ironia e di un’arma molto segreta: il Kung-Fu. L’arte marziale cinese è forse la grande protagonista di questo film, perché riesce ad agire a diversi livelli: è il mezzo di emancipazione da ogni forma di violenza; è la via grazie alla quale la protagonista acquisisce sicurezza e autostima; è il linguaggio con cui Zohra e Chang Sue comunicano; ma soprattutto è una grande dimostrazione d’amore per il genere dei “gongfu movie”.

Tutto è realizzato alla perfezione:

la sceneggiatura è ben scritta, mai banale e ricca di caratterizzazioni; il cast è perfetto, dalla bravissima Sabrina Ouazani per continuare con Ramzy Bedia, Eye Haïdara e Tien Shue; il montaggio è dinamico, vivace e sorprendente; la regia è impeccabile soprattutto nelle scene action di Kung-fu, che rendono un grande onore alla cinematografia cinese di genere. In “Kung Fu Zohra” si ride e si riflette.

Bisogna sempre agire prontamente di fronte a qualsiasi segno o atto di violenza, e soprattutto aiutare chi non ce la può fare che con le proprie forze. Il film di Mabrouk El Mechri però ci regala una visione catartica, dove finalmente i cattivi cadono inermi sotto infiniti colpi di Kung-Fu, in un’atmosfera ironica e un po’ parodica, che strapperà diversi sorrisi e risate allo spettatore.


di Giacomo Tinti



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